CHE FARE ?

 

Dopo l’articolo di ieri, molti lettori mi chiedono quali soluzioni propongo per uscire dal tunnel in cui il nostro Paese da anni si é “infilato”. Le soluzioni non sono tante se vogliamo mantenere uno standard sufficiente di qualità sociale ed economica.

Comincerei ad elencarne qualcuna a patto che la PA italiana decida di essere produttiva e non un semplice apparato burocratico nemico e ostativo per i cittadini. Allora vediamo almeno 10 punti, anche ci sarebbero altri 100 da risolvere:

 

1) stabilire un tetto massimo per tutti i costi pubblici annuali con una riduzione del 7% annuo

(tale misura consentirebbe di assorbire i costi degli interessi del debito pubblico e contribuire alla riduzione dello stesso).

 

2) aggiungere vere funzioni commerciali e di rappresentanza a tutte le ambasciate italiane nel mondo (tipo ambasciata Canadese), per promuovere il Made in Italy.

 

3) aumentare la efficacia della PA riducendo e formando il personale e nel contempo aumentare velocemente la digitalizzazione.

 

4) Imposte Dirette IRPEF/IRES : Ridurre progressivamente cuneo fiscale (dipendenti e pensionati per aumento consumi ) e introdurre immediatamente una tassa piatta (Flat Tax) del 15% per tutte le imprese italiane (che devono avere sede fiscale e operativa in Italia, per far ripartire gli investimenti).

 

5) Imposte Indirette IVA: aumento fino al 24% per i primi due anni, (per finanziare inversione fiscale), dopodiché ridurla dell’ 1% ogni anno fino al 20%.

6) Ridurre fino al 2% tutte le imposte di registro (altra imposta indiretta). Misura rivoluzionaria, per favorire il commercio e il rilancio del patrimonio edilizio italiano.

7) Programma nazionale d’investimenti pubblici infrastrutturali.

 

8) Eliminazione di ogni “numero chiuso”: dalle università alle farmacie, alle licenze per ogni attività commerciali e di servizio.

9) liberalizzazione e apertura di nuove Università private, riduzione degli obblighi notarili, farmacie e sanità privata NON CONVENZIONATA (coesistenza e separazione netta tra servizio e lavoro pubblico, con quello privato dei medici, professori, biologi, ecc. con introduzione di parametri di produttività per il personale della sanità pubblica).

10) Giustizia: separazione delle carriere e miglioramento delle carriere secondo i risultati e non per anzianità, introduzione di parametri di responsabilità e produttività dei tribunali e dei giudici.

 

OVVIAMENTE, tutto questo riporterebbe molte categorie di persone a lavorare secondo principi di profittabilità e redditività, riducendo i privilegi e le posizioni parassitarie di comodo.

Se vogliamo cambiare davvero bisogna stabilire dei target e cambiare le regole, certe consuetudini e soprattutto la mentalità e la formazione delle persone “strutturate” in posizioni parassitarie nella PA italiana.

 

Prof. Antonio ROMANO 

 

 

 


Le classi o ceti sociali secondo l’ISTAT

e secondo altri istituti di ricerche sociali.

 

 

Per fare una distinzione dei ceti sociali italiani dobbiamo in primis distinguere tra un primo e secondo gruppo di famiglie:

 

1) esiste un 40% di esse, con componenti familiari inattivi o disoccupati o con retribuzioni low salaries (lavoratori atipici, impiegati parziali, living with welfare, disoccupati, fans of non-work, microartigiani,

pensionati e assimilati);

 

2) Il resto, (60%) delle famiglie, hanno componenti che lavorano come impiegati, operai, lavoratori autonomi, quadri dirigenti, politici, artisti, liberi professionisti, sportivi, imprenditori, commercianti.

 

Questa distinzione descrive in forma generale l’Italia nelle sue condizioni socioeconomiche e demografiche attuali. Nella realtà il confine del 60% e del 40% non è così ben distinguibile è definito, fintantoché non si definisce il livello minimo di povertà. La povertà assoluta viene stimata dal Rapporto ISTAT nel 6% della popolazione mentre la povertà relativa si ferma solo al 12% della popolazione. Pertanto ancora oggi è lecito pensare che il ceto più basso possa essere al massimo del 6%, un ceto medio basso al massimo del 22%, un ceto medio seppur in diminuzione del 55%, un ceto medio alto del 10% ed infine un ceto alto del 7%. Ovviamente come si può intuire, il “motore” della società italiana è determinato dai ceti produttivi che sono tra il ceto medio e il ceto medio alto (65% in totale). Esattamente su queste classi sociali devono essere poste le migliori attenzioni politiche e socioeconomiche, mentre verso le classi sociali medio/basse devono essere poste le migliori attenzioni del welfare pubblico.

  

Prof. Antonio ROMANO

 

 


Sociologia politica: ovvero “scienza delle connessioni” fra mutamento sociale, mutamento politico

e mutamento delle istituzioni.

 

 

Oggi, ho letto con interesse quanto scritto questa mattina dai membri delle chat e sempre di più, ritengo sia necessaria la costituzione di un laboratorio di idee per la stesura di un grande e nuovo programma politico che sappia incrociare le esigenze dei cittadini con le istituzioni e l’economia. Ovvero una sorta di

rifondazione politica che unisca territorio, cultura sociale ed economia. Oggi sappiamo che le istituzioni cambiano lentamente, mentre la società e gli uomini sono profondamente cambiati e profondamente cambieranno: tutti cerchiamo la qualità nella vita, in questa vita !!. Compito della nuova politica, è capire questo cambiamento e dirigerlo. Bisogna comprendere e studiare quello che sta accadendo, per poi inserirlo come base di un programma politico anch’esso in mutazione continua e all’unisono con il cambiamento sociale. Insomma sociologia politica applicata: ovvero “scienza delle connessioni” fra mutamento sociale, istituzionale e mutamento delle esigenze e dei bisogni dei cittadini.

 

La sociologia politica mantiene inscindibilmente insieme, istituzioni, processi e bisogni sociali, quindi, in accordo con Braungart e Kimmerling, non possiamo non tenerne conto nella nostra azione politica. Anche la sociologia del secolo passato, quella di Tocqueville, di Pareto, di Weber, non disgiungeva la dimensione politica dalle altre dimensioni della vita sociale (cultura, consuetudini, educazione, territorio, localizzazione, risorse, economia, creatività). Quindi oggi, per avere approvazione sociale alla guida politica, dobbiamo comprendere i bisogni che l’umanità chiede a gran voce. Di qui, la necessità di sviluppare e divulgare un programma politico che rispecchi e rispetti questi bisogni, un programma politico sicuramente rivolto al presente ma soprattutto al futuro e che non abbia, né i germi e né i contenuti, degli enormi errori programmatici del passato.

  

Prof. Antonio ROMANO

 

 


SITUAZIONE ECONOMICA E SOCIALE ITALIANA

 

 

Sale ancora a febbraio il fabbisogno della PA italiana. Il debito pubblico aumenta e si porta a 2.363,7 miliardi, secondo la Banca d’Italia, a fronte di 2.293,6 miliardi dello stesso mese di un anno fa.

Ben 70 miliardi di euro di aumento, in un anno !!!! Intanto il governo “vede” un misero aumento del PIL dello 0,2% e l’ISTAT, come se non bastasse, comunica il calo a febbraio del nostro export dell’ 1,1%.

Infine e per non farsi mancare nulla, l’Italia secondo gli analisti di Moody’s, avrà, tra l’altro, nell’invecchiamento della popolazione, un enorme handicap per modificare l’economia e sostenere i pesanti conti pubblici.

Analizzando i dati OCSE, l’agenzia di rating dichiara che l’Italia, risulta essere il terzo paese più vecchio al mondo, con un’età media di 46 anni.

E visto dagli USA, sarà difficile che la vetusta demografia italiana, potrà ripagare l’enorme debito pubblico e nel contempo, sviluppare l’economia.

 

Prof. Antonio ROMANO

 

New York - 19/04/2019

 

 


Sociologia politica: ovvero “scienza delle connessioni” fra mutamento sociale, mutamento politico e mutamento delle istituzioni. 

 

 

Oggi, ho letto con interesse quanto scritto questa mattina dai membri delle chat e sempre di più, ritengo sia necessaria la costituzione di un laboratorio di idee per la stesura di un grande e nuovo programma politico che sappia incrociare le esigenze dei cittadini con le istituzioni e l’economia. Ovvero una sorta di rifondazione politica che unisca territorio, cultura sociale ed economia. Oggi sappiamo che le istituzioni cambiano lentamente, mentre la società e gli uomini sono profondamente cambiati e profondamente cambieranno: tutti cerchiamo la qualità nella vita, in questa vita !!. Compito della nuova politica, è capire questo cambiamento e dirigerlo. Bisogna comprendere e studiare quello che sta accadendo, per poi inserirlo come base di un programma politico anch’esso in mutazione continua e all’unisono con il cambiamento sociale. Insomma sociologia politica applicata: ovvero “scienza delle connessioni” fra mutamento sociale, istituzionale e mutamento delle esigenze e dei bisogni dei cittadini.

La sociologia politica mantiene inscindibilmente insieme, istituzioni, processi e bisogni sociali, quindi, in accordo con Braungart e Kimmerling, non possiamo non tenerne conto nella nostra azione politica. Anche la sociologia del secolo passato, quella di Tocqueville, di Pareto, di Weber, non disgiungeva la dimensione politica dalle altre dimensioni della vita sociale (cultura, consuetudini, educazione, territorio, localizzazione, risorse, economia, creatività). Quindi oggi, per avere approvazione sociale alla guida politica, dobbiamo comprendere i bisogni che l’umanità chiede a gran voce. Di qui, la necessità di sviluppare e divulgare un programma politico che rispecchi e rispetti questi bisogni, un programma politico sicuramente rivolto al presente ma soprattutto al futuro e che non abbia, né i germi e né i contenuti, degli enormi errori programmatici del passato.

 

 Prof. Antonio ROMANO

 


 

BOZZA del Decreto SBLOCCA CANTIERI:

CANTIERE BASILICATA

di Antonio ROMANO

 

La bozza del decreto Sblocca Cantieri, finalmente è diventata realtà da discutere e da approfondire prima che diventi un decreto definitivo. Tra le tante opere italiane progettate e incompiute, parzialmente

compiute, obsolete e ferme, ci sono anche le 10 OPERE INFRASTRUTTURALI PIU’ IMPORTANTI E URGENTI IN BASILICATA, sulle quali, fare una battaglia con grande determinazione affinché questa “importanza e urgenza” diventi priorità per il governo:

1) Completamento e raddoppio parziale della SS 95 Variante Tito (svincolo Potenza – Sicignano) – SS   

    598 (Brienza) – Autostrada SA/RC.

2) Velocizzazione e ammodernamento della linea ferroviaria Battipaglia-Potenza-Metaponto: Costi:

    1.167 milioni di euro, di cui solamente 32 milioni disponibili.

3) Frana di POMARICO: al momento nessun progetto esecutivo, solo interventi di messa in sicurezza

    parziale.

4) Progetto con raddoppio della S.S. 7 tratto Matera-Ferrandina e completamento della rete ferroviaria  

    regionale (Ferrandina – Matera): al momento solo pseudo studi senza nessuna fattibilità concreta.

5) Raddoppio e ammodernamento della S.S. 658 – Potenza -Melfi – Ofanto – Autostrada Napoli Bari.

6) Completamento, ammodernamento e raddoppio parziale della S.S. 655 Bradanica (Ofanto – Matera)       con estensione a SP 380 (Lago di San Giuliano – Metaponto.

7) Raddoppio del raccordo MATERA tra S.S. 99 (MT/BA) e S.S.7 (MT/Ferrandina).

8) Velocizzazione e ammodernamento della linea ferroviaria Potenza – Foggia.

9) Ammodernamento della E 847 Basentana (Sicignano – Metaponto).

10) Completamento, ammodernamento e raddoppio parziale della S.S 653 Sinnica (Autostrada SA/RC –       E90 Ionica).

Le forze politiche, sociali e culturali lucane dovrebbero per la prima volta, fare una potente battaglia per ottenere tutto questo in tempi certi.

Roma 3/04/2019

 

Prof. Antonio ROMANO

 

  

Proposte per il DEF 2019 e per una New Economy.

 

 

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) italiano, nel 2019 non crescerà, le stime variano a seconda della fonte (OCSE - 0,2%, Governo +0,4%, UE un tondo 0%). Nel frattempo il debito pubblico continuerà a crescere almeno fino a quando i costi e le spese non qualitative dello stato italiano non diminuiranno.

La condizione fondamentale della sostenibilità di un debito pubblico è che il tasso di crescita dell’economia di un paese, sia superiore al tasso d’interesse che serve per remunerare il debito. Ovviamente maggiore è il debito, maggiore è il rischio paese. Maggiore è l’instabilità politica, maggiore è la preoccupazione degli investitori, maggiori sono le spese inutili, maggiore sarà il debito e l’inefficienza dello stato. Nella storia economica del bilancio dello stato italiano il rapporto peggiore tra debito e PIL è stato nel 1920 (PIL molto basso a causa dell’evento bellico della prima guerra mondiale) dove aveva raggiunto il 18% in più del debito di oggi. Naturalmente anche alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1944/1945, il rapporto debito/PIL era aumentato fino al 110% , ma in entrambi i casi eravamo nei postumi di una guerra mondiale. I dati di oggi, paradossalmente e a condizioni mutate, assomigliano a quelli postumi di una economia di guerra e oggi, tutto questo, rende l’Italia fragile ed esposta nella finanza pubblica come nei periodi post bellici. Occorre muoversi per far ripartire la crescita, occorre un cambio radicale di mentalità, bisogna aumentare la produttività, aumentare il commercio interno ed esterno, aumentare gli investimenti in infrastrutture, diminuire le tasse sulla produzione, diminuire drasticamente la burocrazia pubblica, diminuire i costi dello stato, quindi, aumentare il PIL . La nostra crescita passa anche attraverso una maggiore efficacia ed efficienza del sistema economico, una cultura formativa moderna, maggiori investimenti economici ed infrastrutturali. Uno stato capace di sommare scelte continuamente errate che hanno annichilito un popolo creativo come gli Italiani. La produttività italiana è cresciuta molto meno della produttività dei paesi UE e ancor meno di molti paesi sparsi nel mondo. E’ mancata quasi del tutto “l’efficacia multifattoriale del sistema Italia” cioè la realizzazione dei RISULTATI legati alla modernizzazione delle strutture, alla managerialità, alla digitalizzazione, allo sviluppo dei talenti, alla meritocrazia, alla formazione economica e culturale. In sintesi: un Paese NON CRESCE se mette le persone non adeguate nei posti che contano e producono, un Paese non cresce, se non ha una moderna cultura manageriale nella gestione dell’amministrazione dello Stato. L’Italia è il paese d’Europa che investe meno in Cultura di scienze innovatrici, in cultura scientifica, in cultura economica. A completare il nefasto quadro, si aggiungono tutte le politiche di repulsione economica messe in campo dalla classe politica e che ogni investitore italiano e estero ha purtroppo sperimentato negli ultimi 50 anni: tassazione sempre più alta, remunerazioni da capitali e lavori sempre più tassate, burocrazia statale che funge da ostacolatore e non da facilitatore, mancanza di infrastrutture di minima, mancanza di politiche attrattive per facilitare l’arrivo dei capitali. Insomma uno Stato incapace di gestire la sua stessa economia, la sua stessa organizzazione e che nel tempo, si è trasformato in un mostro burocratico ed infine, in un pericoloso nemico per gli italiani che vorrebbero fare qualcosa di positivo.

 

Prof. Antonio ROMANO

 

 


                                                STATO DELL’ARTE

DELLE POLITICHE ESTRATTIVE IN ITALIA.

 

 

Nel Decreto Semplificazioni, vengono bloccate per 18 mesi le assegnazioni delle concessioni per la trivellazione di gas e petrolio in Italia e nelle acque territoriali italiane, estese alle aree di protezione marina. Tale blocco avrà un impatto significativo sul settore degli idrocarburi in Italia. I progetti di esplorazione e ricerca di alcune aziende estrattive saranno rivisti completamente e restrittivamente nel breve periodo. La moratoria inserita nella legge del febbraio 2019, blocca e penalizza fortemente lo sviluppo del settore petrolifero italiano. Il decreto stabilisce la sospensione temporanea per 18 mesi delle nuove licenze. Il D.L. non impatta le concessioni per la produzione in fase di assegnazione o già assegnate. In Italia la produzione di idrocarburi è di 184.000 barili al giorno (82% dalla Basilicata) e soddisfa il 10% dei consumi nazionali di petrolio, mentre la produzione di gas (in aumento costante grazie ai giacimenti lucani) soddisfa per il momento solo l’8% dei consumi. La moratoria governativa viene giustificata da un piano (allo studio) per una rapida transizione energetica/ecologica del nostro Paese, pertanto, in tale attesa, sono bloccate ogni nuova concessione.

 

Roma 2/04/2019

Antonio ROMANO

 

 

 


A Giugno parte il Fondo Nazionale Innovazione (FNI) a favore delle Start Up e non solo.

 

 

 

Con start up e innovation, l’Italia è partita dopo agli altri Paesi europei, ed inoltre, continua ad andare a velocità ridotta rispetto agli altri. Qualcosa è stato fatto ma è rischioso accontentarsi delle briciole. Abbiamo bisogno di accelerare e questo deve essere la meta del Fondo Nazionale Innovazione.

Ma che cosa è stato detto e fatto a Torino nei giorni scorsi ?

Cercherò di chiarire e rispondere alle domande:

 

1. Il FNI sarà creato grazie a quali capitali? Con i capitali in dotazione a Invitalia Ventures il cui 70%           potrà essere acquisito da Cassa Depositi e Prestiti: 440 milioni che poi raddoppierà in seguito per un

    totale di 880 milioni di euro.

2. Il FNI che tempi avrà di realizzo? A marzo (ci sarebbe!!) il passaggio della quota di controllo di      

    Invitalia Ventures a CDP, poi 60 giorni per le osservazioni di Banca d’Italia.

3. Come investirà il FNI? Direttamente e indirettamente, si adotteranno due modelli. Sia capitali per gli       operatori italiani del venture capital ed anche investimenti diretti sulle startup.

4. Chi gestirà il FNI? Non è stato ancora definito.

5. Altri fondi per investire in startup? In futuro la somma di 90 milioni di euro sarà gestito dal MISE che     investirà direttamente sulle startup.

6. E il Fondo Italiano Investimenti che fine farà? Tale fondo sarà riorganizzato, ridimensionamento e           forse la liquidato.

7. Società di Investimento Semplici (SIS): sarà avviata e le startup dovrebbero avere un accesso più         semplice agli acquisti della Pubblica Amministrazione.

8. Sede FNI: è stato deciso che sarà a Roma.

 

CHE DIRE? L’idea di un FNI è buona, però, come sempre, tardiva. Lentezza, burocrazia dello stato erogatore e imprenditore, mancanza di inventiva (che per l’innovazione è un KaraKiri) Pur tuttavia, anche se in ritardo, adesso, bisogna trasformare l’idea in azione rapida ed infine, in atti realizzativi concreti. Infatti nel 92% dei casi, si riscontra sia l’insuccesso della iniziativa pubblica sulle start up ed anche i casi di under performance delle stesse. La facilità, la trasparenza, la velocità, la semplicità delle procedure anche in questa nuova iniziativa dello stato, sono purtroppo insufficienti, ormai,

come sempre..

 

Torino, 09 Marzo 2019

 

Prof. Antonio Romano 

 

 

 

FINANZA E CONTI PUBBLICI.

 

Short information di Antonio ROMANO

 

Nel 2018 l’ISTAT comunica che il rapporto tra deficit e Pil si è fermato al 2,1%. Un valore superiore alle stime del governo che calcolava un deficit all’1,9% del Pil. Anche il debito pubblico italiano ha raggiunto il 132,1% del Pil contro il 131,3% del 2017 e contro le stime del governo del 131,7%. Che dire ? Mentre tutti i paesi europei si sforzano per migliorare i conti pubblici, il governo italiano li peggiora volontariamente. Sarebbero necessarie politiche economiche espansive, nonché una grande spinta formativa sulle giovani generazioni e tante altre iniziative economiche.

 

ROMA 3 marzo 2019

 

Prof. Antonio ROMANO

 

 

 

 

Debito pubblico anno 2018 - risultati definitivi.

 

La Banca d’ Italia fa il punto della situazione sul debito pubblico complessivo dello Stato Italiano e delle sue amministrazioni pubbliche alla fine del 2018 in riferimento al debito pubblico alla fine del 2017.

Il risultato definitivo è il seguente:

Il Debito pubblico consolidato al 31/12/2018 su base annua ha raggiunto i

2.316,7 miliardi di euro, quindi è aumentato ancora rispetto ai 2.263,5

miliardi raggiunti a fine 2017.

Tale aumento del debito di ben 53,2 miliardi di euro è composto dall’aumentato fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche per 40,6 miliardi di euro, dall’incremento delle disponibilità liquide del Tesoro ed infine di altre spese pubbliche in via di definizione (scarti e premi all’emissione e al rimborso della rivalutazione dei titoli indicizzati), ha accresciuto ulteriormente il debito.

Quindi, anche quest’anno, si chiude con un incremento del debito pubblico italiano. Il tutto si manifesta di fronte a una riduzione del PIL e a una situazione economica stagnante. Che fare ?

Sono necessarie nuove strategie economiche, sono necessari cambiamenti culturali dell’uso del danaro pubblico in investimenti, strutture, ricerca e modernità.

Sono necessari i controlli non tanto nella società civile e produttiva, quanto nella pubblica amministrazione che continua a produrre costi improduttivi a danno dell’intera collettività.

E’ necessaria la creazione di un osservatorio dei prezzi degli acquisti pubblici che sia in grado di confrontarsi con la media dei prezzi europei, è necessario introdurre il risultato come metodo comparativo di efficienza ed efficacia dei dipendenti pubblici, nonché la progressiva riduzione della

burocrazia statale che è improduttiva e costosa.

 

Prof. Antonio ROMANO

 

20/02/2019

 

 

PROGRAMMARE attraverso la demografia il progetto socio economico per l’Italia.

Partendo sempre dai dati, ci siamo chiesti quanti abitanti hanno vissuto in Italia, nel 2018?  Sono stati 59.788.000 compreso 5.144.000 di stranieri residenti: più o meno 100’000 persone in meno rispetto al 2017. A questi, bisogna aggiungere i clandestini che si stimano tra i 450.000 e i 550.000 individui.
Per il decimo anno consecutivo (Minimo storico), le nascite registrano ancora una diminuzione: nel 2018 ne sono state calcolate circa 444'000 in totale.
Gli italiani che si sono trasferiti all’estero nel 2017 sono stati ben 122.000. Il dato AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) dice che sono poco oltre 5 milioni, nel 2018, gli italiani viventi trasferitisi negli anni in 194 nazioni estere. Inoltre sta diventando sempre più importante il fenomeno della Sun Migration (Portogallo, Spagna, Canarie in particolare): sempre più persone pensionate decidono di emigrare, in Stati con un clima caldo e profittare di un regime fiscale più calibrato alla qualità dei servizi offerti. Il quadro a questo punto è chiaro:
L’Italia è attrattiva per i flussi migratori rivenienti da paesi socio economicamente arretrati ed è repulsiva con i nostri giovani e anziani.
Nel mondo la popolazione cresce, mentre, in Italia decresce nonostante l’apporto demografico dei migranti.
Tale depauperamento demografico incide anche sul sentiment economico e sulla forma mentis degli abitanti.
La dimostrazione di quanto affermato, oltre che nei dati, lo si desume anche dalle risposte dei sondaggi. Infatti sono sempre di più gli italiani che vedono il loro futuro all’estero, come sono sempre di più gli abitanti del Sud Italia che vedono il loro futuro come studenti, come imprenditori e come professionisti nel nord Italia o all’estero.
Per poter progettare un futuro roseo per il nostro Paese, bisognerebbe migliorare questo quadro demografico negativo e attrarre le migliori forze e energie umane e di là ripartire con un PROGETTO ITALIA che dia felicità e qualità della vita alle future generazioni.

 

Prof. Antonio Romano

20/01/2019

 


Debito pubblico Italiano: aumenta sempre di più !!!. Rischio default ?

 

A novembre, nonostante le ingenti entrate fiscali degli anticipi 2019 il debito dello Stato registra un AUMENTO e raggiunge i 2345,3 miliardi di euro contro i 2327 miliardi del mese di settembre.

Lo rende noto oggi Bankitalia. Che dire ancora ? Cosa fare concretamente ? Vediamo....

1) Non si può e NON SI DEVE gestire un Paese aumentando il debito per sostenere una spesa pubblica improduttiva e senza controllo.

2) la macchina dello stato va rivista completamente: costa troppo, non rende e produce problemi ai cittadini.

3) L’aumento del debito, in assenza di un progetto per l’Italia di medio/lungo termine, provoca una incontrollata deriva finanziaria e un futuro fosco per noi e i nostri successori.

4) il paradigma secondo il quale i consumatori ed anche distruttori di valori economici (amministrazione dello stato) devono vivere sui produttori di economia (creatori di valori economici),

DEVE ESSERE INDEROGABILMENTE INVERTITO.

Le proteste dei “gilet jaunes” (gilet gialli) a Parigi, ne sono un esempio plateale. Gli Stati che si limitano a “schiacciare” i cittadini con tasse e burocrazie varie, sono figli di una cultura amministrativa obsoleta, sicuramente inefficiente e certamente inefficace.

L’Italia ha bisogno di una cultura socioeconomica completamente diversa.

L’attuale “cultura” sta portando il paese alla rovina e al default.

 

Prof. Antonio ROMANO

15/01/2019

 


LISTE D’ATTESA: UNA STORIA MAI AFFRONTATA.

Accettare il concetto delle liste di attesa è già uno scandalo, inoltre significa accettare anche una legge già non favorevole ai cittadini : “il malato ha diritto alle prestazioni mediche entro tempi certi che sono:

30 giorni per le visite mediche specialistiche;
60 giorni per gli esami diagnostici”,
ed infine e inoltre, significa accettare anche tutte le rovinose anomalie del SSN e la  sua rovinosa ramificazione regionale, ovvero:

1) numero chiuso per la facoltà di medicina.
2) nessuna selezione del personale per profilo psicologico.
3) nessun contratto che impone un rendimento certo in termini di risultati del personale.
4) pochissima competizione tra pubblico e privato.

Come si risolve il problema ?

1) eliminazione del numero chiuso nella professione medica.
2) selezione del personale medico pubblico per profilo e talento.
3) divieto assoluto per i medici pubblici di fare qualsiasi attività privata.
4) eliminazione completa della intramoenia.
5) scelta di manager veri e non politicizzati.

 

Si raggiungerebbero tre  obbiettivi:
1) nessuna lista d’attesa.
2) almeno 100.000 medici in più rispetto agli attuali.
3) maggiori servizi, maggiore competizione, minori costi e maggiore occupazione.
Un sistema sanitario pubblico e privato in competizione e non un mummificato SSN inefficiente e costosissimo.
Sembra una rivoluzione? No, solo buon senso e scelte fuori dai voleri delle lobby e dalla cultura dell’essere pazienti e non cittadini con diritti.

 

Prof. Antonio ROMANO

 

08.12.2018


Bomba debito mondiale e debito Italiano,

quando esploderà?

Le stime del Fondo Monetario Internazionale dicono che il debito globale è di circa 145.000 miliardi di euro.Se dividiamo questa cifra per i sette miliardi di uomini che vivono sul pianeta, si ottiene un debito di 20.714 euro a testa (In Italia molto di più, 39.180 euro per persona e…. solo con il debito pubblico !!! Siamo indebitatissimi !! A questa cifra bisogna aggiungere il debito dei privati).Come è ovvio, pochi individui riuscirebbero a pagare tale somma. Infatti come è notorio ci sono almeno 3 miliardi e mezzo di individui che vivono con meno di 3 euro al giorno. Metà del nostro pianeta non potrebbe pagare l’enorme debito contratto dai governi e dai privati.Senza che ce ne accorgiamo, stiamo vivendo nella maggiore “bolla del debito” della storia umana. Il debito pubblico ed anche quello privato, continuano a crescere a un ritmo superiore alla crescita del Pil mondiale. In sintesi ci indebitiamo di più di quando produciamo e di quanto possiamo.Finora siamo andati avanti cosi, in quanto al crescere del debito è cresciuta (meno) l’economia globale, ma se dovesse esserci una inversione della crescita il sistema imploderebbe.Bill Gross, uno dei più rispettatati esperti di finanza al mondo, afferma che “il nostro sistema finanziario altamente indebitato, è come un camion carico di nitro glicerina che percorre una strada accidentata, sperando di non incontrare una buca che potrebbe far esplodere tutto“.Il binomio, debito e costo del denaro devono essere monitorati con grande attenzione per comprendere se i soggetti debitori sono in grado di pagare i loro debiti.Ora, il rapporto tra i tassi crescenti del debito e Pil con crescita inferiore, potrà generare manifestazioni tipo Lehman Brothers, ovvero fallimento di banche e brokers.Il problema si manifesta anche al contrario, infatti, se i tassi del debito sono troppo bassi con un Pil inferiore alla crescita del debito, allora il sistema finanziario imploderà in un altro modo, in quanto gli investitori, non saranno capaci di generare redditi sufficienti per offrire servizi, remunerare il capitale e pagare il circolo vizioso del crescente debito, nel quale ineluttabilmente sono coinvolti.Come uscirsene? Come evitare che la bomba del debito esploda in Italia e nel resto del mondo?Purtroppo esiste un unico modo: PRODURRE DI PIU’, EVITARE DI AUMENTARE IL DEBITO DEGLI STATI, ESSERE PIU’ VIRTUOSI E MENO SPRECONI, RIDURRE IL PESO E LA BUROCRAZIA DELLO STATO, LIBERARE LE RISORSE ECONOMICHE BLOCCATE DAGLI STATI.Per fare un esempio chiaro sul problema del debito, in Italia, bisognerebbe ridurre del 50% il lavoro pubblico. Bisognerebbe creare maggiore occupazione produttiva, liberandosi dai numeri chiusi, dai troppi vincoli, dai troppi “pseudo occupati” pagati con soldi pubblici dal rendimento scarsissimo, quindi, ovviamente senza mete e naturalmente senza risultati economici. Insomma, uno stato più snello e efficiente, più economico e meno costoso. Uno stato capace di pagare il suo debito, ma soprattutto capace di ridurlo marginalmente del 10% all’anno, in quanto chiunque, può ridurre i propri costi del 10% annualmente e quindi avere le risorse per pagare i suoi sperperi accumulati negli anni.
 
Prof. Antonio ROMANO

 

07.12.2018


Mentre lo Stato Italiano, Regioni ed Enti Pubblici sprecano e investono in spese improduttive,

FCA investe 5,2 miliardi di euro

e nessuno in Italia se ne accorge.

Il DEF, gli aggiustamenti richiesti dall’Europa, le risposte del governo italiano, tutto sembra andare in una sola direzione: aumento della spesa in cambio di consenso politico. Ma quando, il quadro economico e il debito pubblico italiano peggioreranno, anche il consenso andrà in fumo.

La direzione dello stato italiano negli ultimi anni, va sempre nel verso errato, ovvero, inesistenti investimenti sui valori tecnologici e produttivi e nessuna programmazione economica verso lo sviluppo. Di contro, abbiamo, spese irragionevoli e senza controllo fatte su indicatori non economici, con relativa esplosione del debito pubblico. Lo stato italiano sembra prigioniero di una subcultura economica e sociale, assurda e ridicola.
Grazie a Dio esistono ancora i privati che producono e esportano, grazie a Dio esiste una bellezza artistica e paesaggistica straordinaria che consente l’arrivo di milioni di turisti, ma purtroppo tutto questo VALORE viene distrutto sistematicamente da uno stato burocratico, costoso, inefficiente, inefficace e mostruosamente disorganizzato.   
Grazie a Dio una ex impresa italiana (FCA), costretta a fuggire all’estero dalle “inospitali leggi italiane” e andando controcorrente, pensa in positivo e per il suo e il nostro futuro, dichiara e progetta un’espansione straordinaria proprio in Italia.
Infatti l’amministratore delegato Mike Manley e il responsabile delle attività europee Pietro Gorlier, hanno presentato un piano industriale, su tre i punti salienti:
1) 5,2 miliardi di investimenti nel 2019-2021 negli stabilimenti italiani.
2) tredici nuovi modelli di auto prodotti negli stabilimenti italiani.
3) l’obiettivo dichiarato della piena occupazione entro la fine 2021.
Dunque, ecco una parte del piano FCA: la Fiat 500 elettrica a Mirafiori, il SUV compatto Alfa Romeo e Fiat Panda a Pomigliano, il SUV compatto Maserati a Cassino, ed inoltre, a Melfi, l’investimento più importante: oltre alla produzione della 500X, della Jeep Renegade e tra qualche mese della Jeep Compass, durante il 2020 inizierà la produzione della Jeep Renegade ibrida plug-in che aprirà l’era dei motori verdi e trasformerà FCA Melfi nella più importante fabbrica in Europa del Gruppo Fiat Chrysler.
Grazie a Dio, la FCA, non dimentica di avere ancora un residuo di DNA italiano e continua a investire in Italia su marchi riconosciuti a livello mondiale come Ferrari, Maserati, Alfa Romeo e addirittura riesce a portare in Italia la produzione di un marchio mondiale come Jeep.!!! Il tutto, naturalmente, nell’indifferenza totale dei politici, della politica e della stampa di questo paese e intanto, in tutta questa indifferenza, il PIL italiano nel terzo trimestre 2018 diminuisce dell’ 0,1% anziché, crescere. Povera Italia.
 
Prof. Antonio ROMANO

 

01.12.2018

 


Economia italiana a Novembre 2018.

 

Ci siamo, come già detto e come previsto, l’Europa boccia la manovra italiana ed anche l’OCSE riduce ancora una volta le stime sul PIL italiano ed inoltre, prevede un deciso aumento del disavanzo dei conti pubblici. Secondo l’OCSE, “la ripresa italiana ha perso la spinta”, dunque per questa ragione l’aumento del PIL per il 2018 (target) è stimato intorno all’1% “a settembre era 1,2% e a maggio 1,4%” e le previsioni 2019 sono in ulteriore diminuzione a +0,9% ed anche per il 2020, nella migliore delle ipotesi.

 

Anche secondo il costituendo e indipendente Istituto di ricerche economiche JOBS, se vengono realizzati i must della manovra italiana (reddito di cittadinanza, Flat Tax, Quota 100) senza un contenimento della spesa corrente del 3,5%, il deficit dei conti pubblici si prevede al 2,4% del PIL nel 2019 e al 3% nel 2020. Mentre il debito pubblico, senza un contenimento medio della spesa corrente del 3,5%, si dovrebbe attestare intorno al 133% quest’anno, mentre sarà del 134% nel 2019 e 136% nel 2020. In queste condizioni e con l’attuale gettito, la crescita del PIL in termini reali nel 2018 non dovrebbe superare l’1% e mediamente non di più dell’ 0,8% nel 2019-2020 !!!

 

IN SINTESI LA CRESCITA PIÙ BASSA D’EUROPA E IL DEBITO PIÙ ALTO D’EUROPA.

 

Anche l’ISTAT vede al ribasso le previsioni per il PIL nel 2018 e si aspetta una crescita ottimistica del prodotto interno lordo dell’1,1% per quest’anno, “in rallentamento” rispetto al 2017 quando il PIL era aumentato dell’1,6%.

Riteniamo che occorre modificare urgentemente e radicalmente le politiche economiche e agire contemporaneamente sulla “struttura e cultura dello stato” in termini non solo di efficienza ma soprattutto di efficacia.

Passare dalla cultura consuntiva a quella preventiva del bilancio e della amministrazione dello Stato Italiano è l’unica soluzione per mettersi al passo degli altri Paesi.

 

Prof. Dr. Antonio ROMANO

 

22.11.2018

 


Termometro in salita sul Debito pubblico Italiano. 

 

A settembre, nonostante non sono ancora partite le “costose iniziative governative” il debito dello Stato registra un aumento e raggiunge i 2331 miliardi di euro contro i 2327 del mese precedente. Tanto si desume dal Bollettino Statistico di Bankitalia , secondo cui, in un solo mese, l’aumento è stato pari a 4,7 miliardi di euro. Che dire ?
Non si può e NON SI DEVE gestire un Paese aumentando costantemente il debito per sostenere una spesa pubblica improduttiva e senza controllo. L’aumento del debito, in assenza di una regola programmatoria (e il DEF non lo è da anni), provoca una pericolosa e incontrollata deriva finanziaria.

 

Prof. Antonio ROMANO

 

19.11.2018


Debito Pubblico Italiano: mia critica parziale

sulla proposta fatta dall’economista della

Bundesbank Karsten Wendorff

alla Frankfurter Allgemeine Zeitung. 

Articolo di Antonio ROMANO

 

In un mio articolo del 2011, riassumevo l’ammontare del debito pubblico italiano del 2010 in 1.843 miliardi di euro su un PIL di 1.548 miliardi, ovvero un debito che era il 119% del PIL, (al 31/12/2017 debito = 2.263 miliardi di euro, su un PIL di 1.724 miliardi che equivale al 131 % del PIL) e suggerivo una proposta al governo italiano di negoziazione del debito pubblico sul mercato interno con un tipo di Bond che io chiamavo di Rispetto del Risparmio Privato (BRRP) al fine del contenimento dello spread e del ritorno sul mercato interno degli interessi sui BRRP. Suggerivo inoltre la coeva riduzione della spesa pubblica complessiva e la qualificazione degli investimenti pubblici. 

 

Tale Bond che io ho proposto aveva delle caratteristiche specifiche: 

1)era su base volontaria.

2)si riferiva ai soli cittadini italiani. 

3)garantiva il capitale e un interesse minimo legato al l’inflazione annuale ed al costo del danaro. 

4)aveva una durata di un anno con montante finale.

 

Ieri, improvvisamente, sono stati pubblicati i suggerimenti sul debito pubblico italiano da parte dell’economista della Bundesbank,  Karsten Wendorff, rilasciati alla Frankfurter Allgemeine Zeitung. 

L’economista tedesco afferma che anziché chiedere aiuto ai partner europei, il governo italiano dovrebbe attingere all’ ampio risparmio privato dei suoi cittadini (4.169 miliardi di euro, uno dei più alti d’Europa) costringendoli ad investire in titoli di Stato una fetta consistente del loro patrimonio. Questa é la provocatoria ricetta proposta da Karsten Wendorff. 

Il fondo, sarebbe finanziato da “bond nazionali di solidarietà” che gli italiani sarebbero obbligati a comprare per un ammontare pari al 20% della loro ricchezza netta. A questo ritmo, secondo Wendorff, “quasi la metà del debito pubblico (in realtà solo il 33%) potrebbe essere convertito in bond di solidarietà ”. 

E infine aggiunge “i titoli di Stato di solidarietà nazionale pagherebbero comunque un rendimento e non si tratterebbe di un prelievo forzoso ma un investimento forzoso”.

Analizzando questa proposta, mi pare che la mia proposta,  era antesignana e purtroppo apprezzata all’ estero più che in Italia. Oggi scimmiottando la mia proposta di 7 anni fa, alcuni economisti ritornano sull’ argomento con proposte similari e decisamente più aggressive, meno democratiche e dal sapore vagamente impositivo.

 

Prof. Antonio ROMANO

 

28.10.2018


QUANDO SI CONFONDONO LE POLITICHE SOCIOECONOMICHE CON L’ECONOMIA. 

 

 

Per la prima volta, nella storia dell'Europa comunitaria, la manovra del Governo Italiano viene bocciata e viene bocciata su cosa fondamentalmente ? 

Sul deficit di bilancio che si accumula al debito pubblico italiano. 

La Commissione, se il DEF non viene cambiato,  potrebbe aprire una procedura di infrazione per deficit eccessivo. 

La preoccupazione di Bruxelles è sul deficit annuo,  dichiarato transitorio dal DEF e assorbibile in uno o due anni da un aumento ottimistico e presunto del PIL. 

L’economia per crescere almeno nella media europea, deve essere organizzata su basi economiche e non su basi politiche. 

Le politiche economiche italiane non rispondono a concetti basici dell’economia e quindi alla creazioni di valori economici, invece, esse, rispondono a concetti di di offerta di un benessere, indotto creato dal debito pubblico. 

Oggi, nel mondo che conta, l’economia è nelle mani di specialisti che progettano il futuro. 

In Italia l’economia è lasciate alle “politiche economiche ruspanti” che progettano un crescendo rossiniano del debito, quindi un falso, effimero  e momentaneo benessere.  In sintesi, la decadenza dell’economia in cambio di potere politico. 

Purtroppo concetti di Value economy, in questo paese sono fuori dalla nostra cultura economica. A questa conoscenza andrebbe sommata una gestione restrittiva e continua della spesa pubblica che dovrebbe, tra l’altro, essere la parte più semplice di una police economica governativa.  Solo così facendo, potremmo, poi, passare gradualmente ad una “detassazione di sviluppo” dei soli valori produttivi. 

Purtroppo non è mai stato così in questo paese. L’Italia rimane imprigionata da vetuste e inadeguate politiche socioeconomiche che sono il risultato di una scarsa cultura della scienza economica. 

“Chi non progetta il futuro, può solo sperare nella sorte”. 

 

Prof Dr. Antonio ROMANO

 

24/10/2018

 


Debito pubblico Italiano aumenta ancora.

 

Nel mese di luglio il debito dello Stato e della P.A., ha toccato  il record di 2341,7 miliardi con un aumento di 18,5 miliardi di euro su base mensile.

La Banca d’Italia comunica con ingiustificato ritardo questi dati. 

La maggiore spesa dello stato è riferita solo a spese correnti. Nessuna spesa per infrastrutture o ricerca scientifica ha contribuito all’aumento, essendo queste ultime diminuite su base mensile. !!!

Il fabbisogno del Tesoro è passato in un solo mese da (31,6 miliardi a 80 miliardi). 

Eppure nel mese di luglio le entrate fiscali dello  Stato sono state in aumento del 4,8% rispetto a luglio del 2017 per un totale di 49,5 miliardi di euro.

Ancora una volta i governi non riescono a bloccare lo sperpero di danaro pubblico per alimentare la smisurata burocrazia della Pubblica Amministrazione Italiana. 

Una altissima tassazione demotivante che serve per pagare una enorme massa di funzionari pubblici che costituiscono a creare una pubblica amministrazione elefantiaca, improduttiva e inefficace e quindi di conseguenza antieconômica. All’estero, si chiederebbero perché continuare a sostenerla !!

Occorre dare una gestione più economica e meno politica al paese. In pratica uno stato più snello, più efficace, più produttivo. Dovremmo agire e farlo subito, se non vogliamo “annegare” nei debiti, oppure continuiamo a far finta di mantenere una parvenza di qualità della vita, aumentando così i nostri debiti. 

Il “sistema Italia” ha il suo tallone d’Achille proprio nello stato, nella sua organizzazione e nella sua pseudo cultura economica. Bisogna investire in particolare sui mezzi economici  (infrastrutture e tecnologie) e non solo e sempre sulle persone. 

 

Prof. Dr. Antonio ROMANO 

 

14.09.2018


Debito Pubblico italiano:

dato di Aprile della Banca d' Italia

 

Il dato di Aprile della Banca d’Italia, porta Il debito pubblico italiano al 132% del Pil, in aumento rispetto a marzo 2018. Il tutto è dovuto al fabbisogno delle pubbliche amministrazioni che è ancora aumentato rispetto al mese di marzo di ben 9 miliardi e 300 milioni, portando così il debito italiano totale a 2.311,7 miliardi di euro, appunto il 132% del PIL.  Occorre mettere in campo urgentemente nuove strategie socioeconomiche,  per invertire il trend del debito. Per il “sistema Italia” occorre trasformare l’essenza della spesa pubblica e il costo stesso della pubblica amministrazione in investimenti che creano valori economici.  

Quindi, Investimenti Pubblici su valori economici e non più sulle persone e quindi sui consumi personali. 

Questa scelta economica dovrebbe partire immediatamente poiché il 31/12/2018 avremo la fine del piano di acquisto dei titoli finanziari dalla BCE, comunicata ieri da Mario Draghi.

La fine del Quantitative easing costerà all’Italia 800 milioni di interessi in più da pagare entro quest’anno, mentre le stime nel 2019 si aggirano sui 3,8 miliardi di euro, con spread su Bund, inferiore a 200 e a valore di PIL costante. 

La soluzione ? Strategie socioeconomiche nuove come detto.

 

Prof. Antonio ROMANO

 

San Paolo - 15/06/2018


Forte aumento del debito pubblico Italiano.

 

Il debito pubblico italiano segna a marzo 2018 un nuovo record di 2.302 miliardi di euro.

Bankitalia comunica che l' aumento è dovuto all' aumentato fabbisogno dell' Amministrazione Pubblica Italiana di ben 20,1 miliardi di euro rispetto a febbraio 2018.

Quindi nessun contenimento della spesa corrente. E' singolare che cresce il debito con le partite correnti mentre si riduce ancora la spesa pubblica degli investimenti. 

Esattamente il contrario di cui abbiamo bisogno.

 

DR. ANTONIO ROMANO - 16 maggio 2018.

 

 


Comunicato Stampa 

 

Lezioni di economia nella scuola, discussioni e conversazioni di economia in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Tutto può essere insegnato a tutti, al di là delle fasce evolutive. E dunque portare tra i bambini, i ragazzi e i giovani argomenti che attengono al denaro - e al lavoro che produce denaro – è operazione necessaria quanto urgente poiché pensiamo che il denaro abbia un valore e procurarselo impegna ogni persona a disciplinare la propria condotta di vita.

Ci ha pensato il prof. Antonio Romano, lucano, docente nelle discipline socio-economiche, che in un minibook, tradotto anche con testo a fronte in lingua inglese dalla prof.ssa Susanna Dubosas dell’Università di Basilicata, anche sapientemente illustrato, accompagna il lettore verso la padronanza di una disciplina, l’economia. 

“Il Minibook di Oro – scrive l’autore – è uno strumento didattico scritto per migliorare il controllo del vostro denaro e quindi della vostra economia”. E la prof.ssa Nina Chiari, bioeticista, nella sua introduzione, avverte che “la conoscenza economica è anche strumento di libertà”. 

Il minibook – collaborazione editoriale Centro Studi Leone XIII, pag. 55, stampa Digital Point, Rionero in Vulture, Gennaio 2018 – verrà presentato in anteprima a Melfi presso l’Istituto Commerciale Gasparrini e presso l’Istituto Alberghiero venerdì 23 febbraio 2018, per iniziativa del Dirigente scolastico, prof. Michele Masciale. “Per i nostri alunni - afferma il Dirigente - sempre entusiasti ed aperti ad approfondimenti alternativi al normale percorso curriculare, sarà l’occasione di poter trattare il tema dell’economia, materia caratterizzante il loro percorso di studi, da un’angolazione diversa, quella della gestione del denaro, con occhio sempre attento al loro futuro universitario e professionale”.

Venerdì 23 febbraio, ore 10,30 a Melfi presso l’Istituto Alberghiero il Minibook verrà presentato agli Organi di stampa. 

Il Minibook di Oro non è in vendita, ne sono state stampate circa 600 copie che verranno donate a gruppi di studenti.  

 

Pasquale Tucciariello - 18/02/2018

 


Noi e la nostra disposizione al cambiamento

 

Quando parliamo di mentalità o forma mentis nostra o di un popolo o di uno stato, non possiamo non considerare la società e la cultura che circonda noi, un popolo o uno stato. 
Ma la mentalità dei singoli può essere determinante per i cambiamenti personali e sociali?
Quello che siamo e quello che facciamo non è solo il risultato delle nostre capacità innate, ma in particolare, il risultato della maniera in cui ci avviciniamo ai nostri sogni, ai nostri obiettivi e alle nostre mete.
Il nostro talento, la nostra intelligenza, le nostre peculiarità e qualità, le nostre debolezze, i nostri interessi e la stessa mentalità con cui osserviamo noi e gli altri, non sono da considerare come punti ereditari immutabili, ma possono essere modificati da noi con dedizione e consapevolezza nel tempo dell’utilità della nostra vita.
I nostri risultati, il modo in cui affrontiamo le difficoltà e il modo per costruire al meglio il nostro sviluppo, sono il risultato di un impegno cercato e voluto.
Ma come fare?
Dobbiamo evidentemente modificare la nostra mentalità (forma mentis) da statica a dinamica.
Dobbiamo sapere che le qualità migliori si possono conquistare e sviluppare quasi per tutta la nostra vita ed in particolare fino alla fine dell’età dell’utilità, fino a raggiungere traguardi sorprendenti per noi e per gli altri.
Possiamo dimostrare con casi reali, come la MENTALITÀ STATICA influenzi tutto il nostro processo socio-interpretativo esistenziale, mettendoci in una posizione giudicante e ripetitiva, senza scampo del tipo “io sono così e questo è il mio carattere, queste sono le mie potenzialità e non posso migliorare”.
Mentre al contrario passando a una MENTALITÀ DINAMICA ci portiamo in sintonia e in armonia verso azioni costruttive, in continuo apprendimento e in continua evoluzione. 
Queste dinamiche in tutti gli ambiti della nostra vita (nella società, nel mondo lavorativo, nelle relazioni personali, nelle relazioni parenterali ed educative) ci mostrano con esempi e auto apprendimento come agire su noi stessi, come riconoscere la nostra staticità in relazione a una mentalità dinamica e quindi, come trasformarci.
Se noi cambiamo, creeremo un valore aggregato alla nostra vita, genereremo impatti positivi e contribuiremo a cambiare in meglio il “nostro intorno sociale”.

 

Prof. Dr. Antonio ROMANO

 


Commento alle regole intramontabili

del world marketing.

 

Prof. Antonio Romano

Prof. Antonio ROMANO – Milano - Ottobre 2000 – Università Bocconi

 

Nel 1994 due economisti americani, Jack Trout e Al Ries, enuclearono nel loro libro “Le 22 leggi immutabili del marketing“, che qui io commento:

 

01 - La regola della Leadership - Quello che conta è creare un settore nel quale puoi essere tra i primi. Perché è meglio essere il primo nella leadership che il migliore. E’ più facile entrare nella testa della gente come leader e quindi per primo, che, cercare di convincere il mercato che il vostro prodotto sia migliore di quello che già usano. La regola della leadership crea dei fans, degli epigoni, dei clienti fedeli e continui.

 


02 – La regola della Categoria - Se non puoi essere primo in una produzione, inventatene una nella quale puoi esserlo. Nel marketing, quando siete il primo in una linea di prodotti promuovete l'intero settore. In concreto avete pochi rivali.


03 – La regola della Mente - E’ meglio essere il primo nel cervello del cliente che sul mercato. Essere primi nella creatività, nella innovazione, significa essere primi nella mente, e questo è tutto nel marketing. Essere primo sul mercato è importante solo in quanto permette di esserlo, ma non sappiamo per quanto.


04 – La regola della Percezione - Il marketing non è una guerra di prodotti: è una battaglia di percezioni e di sensazioni ed è anche lo studio di questi aspetti. Non esistono prodotti unici, ma soltanto il cervello dei clienti acquisiti o potenziali, che percepisce e da valore al prodotto o servizio offerto. La percezione è relativa al cervello del cliente e del mercato.


05 – La regola della Focalizzazione - Nel marketing il concetto più potente è di essere titolari di un messaggio trasferito nella mente del potenziale cliente. Un azienda può avere un grande successo se riesce a impadronirsi di una parola nella testa di un cliente potenziale (Orologio svizzero = tecnologia svizzera). Una parola semplice ma efficace e focalizzata sul prodotto.


06 – La regola dell’ Esclusività - Due aziende non possono possedere la stesso slogan per un mercato potenziale. Quando un azienda possiede uno slogan chiave o una posizione nella mente del cliente è inutile cercare di impadronirsene. Quindi si dovrà analizzare dal punto di vista del marketing il mercato e trovare lo "slogan chiave" alternativo.


07 – La regola della Scala gerarchica - La strategia di marketing aziendale è dipendente dal grado che si occupa nella gerarchia dell'impresa. Anche nella mente dei potenziali clienti si genera una gerarchia che viene usata per fare le scelte di acquisto. Quindi le strategie di acquisto e di vendita dipendono dal gradino che si occupa (per chi vende) o che si intravede nel venditore (per chi compra) della scala gerarchica.


08 – La regola del Dualismo, chi la dura la vince: Nel lungo periodo in quasi tutti i mercati evoluti, la competizione diventa un affare per due competitori. Quando all'inizio sembrava un enorme gruppo di competitori: il tempo e il mercato seleziona sempre di più.


09 – La regola dell’ Opposto in presenza di un leader: se puntate al secondo posto in classifica, la vostra strategia è strumentalizzata dal leader. In presenza di un leader forte, il numero due ha la possibilità di capovolgere la situazione, scoprendo l’essenza del leader con il contrario esatto, tentando di non essere migliori, ma differenti. La migliore strategia di marketing per il secondo è questa.


10 – La regola della Divisione: Durante il tempo, un gruppo di prodotti si dividerà e diventerà due o più divisioni o linee di prodotti. Una linea di prodotti inizia come entità singola e con il passare del tempo la categoria si divide.


11 – La regola della Prospettiva: l' effetto del marketing si manifesta nel medio e soprattutto lungo periodo. E tale effetto di lungo periodo spesso è l’esatto contrario di quello a breve.


12 - La regola dell’ estensione di linea: Il desiderio di estendere il valore del marchio è fortissimo nei gestori del marketing aziendale. Una impresa è focalizzata su un prodotto altamente redditizio, inizia ad allargare il numero dei prodotti e comincia a perdere denaro. Ecco un tipico errore di marketing delle imprese che hanno successo.


13 – La regola del Sacrificio: Per avere un prodotto dovete rinunciare a qualcosa. L'opposto della legge precedente. Il successo comporta alcune rinunce. La linea di prodotti, il target market e il cambiamento continuo, sono tre cose alle quali si potrebbe rinunciare per avere successo.


14 – La regola degli Attributi, si potrebbe dire che a ogni azione corrisponde una reazione: Quindi per ogni caratteristica ce n’è una contraria altrettanto efficace. La parola chiave è " il contrario" e non esiste la parola "simile": (il mio prodotto è simile a quello.......).


15 – La regola della Trasparenza: Ammettendo un aspetto negativo, il cliente ve ne attribuirà uno positivo. Infatti il metodo più efficace per acquisire un cliente è quello di inizialmente ammettere un aspetto negativo, per poi trasformarlo in un vantaggio.


16 – La regola dell’ eccezionalità: Molte volte una sola mossa sarà determinante e darà risultati marcanti. La storia del marketing racconta che l’unica cosa che funziona sicuramente è l'idea geniale, audace e a volte casuale.


17 – La regola dell’ imprevedibilità: Difficile prevedere il futuro vostro e della concorrenza, quindi considerate l'imprevedibilità e imponderabilità come possibili.


18 – La regola del Successo: bisogna rimanere in sintonia. Il sogno quando diventa un successo conduce spesso all’arroganza e l’arroganza alla rovina economica.


19 – La regola del Fallimento: Gli errori sono sempre dietro l'angolo, quindi la rovina economica è da considerarsi possibile e quindi bisogna accettarla. Quello che bisogna evitare o ridurre drasticamente sono gli errori.


20 – La regola della Notizia Fantastica: A volte la situazione reale è l'opposto delle notizie giornalistiche, quindi analizzare con cura le condizioni reali del mercato e dell'azienda.


21 – La regola dell’Accelerazione - I progetti vincenti non si basano sulle mode contemporanee ma sulle tendenze di medio/lungo periodo.


22 – La regola della legge delle Risorse: Senza un investimento ben pianificato e studiato in riferimento al mercato, un progetto non potrà svilupparsi e svilupparsi secondo mete e risultati specifici.



 

Il Vulture come brand e come progetto?

Programmazione socioeconomica


Ricchezza mondiale e ricchezza italiana


Brand del Vulture


Incidente ferroviario in Puglia


Analisi socioeconomica del Credit Suisse


Eurozona: Economia ai massimi da sei anni,

Italia ultima


 

I soldi fanno o non fanno la felicità della persona

in questa epoca storica?


Debito pubblico Italiano a Marzo 2017


Depressione e ansia Socioeconomica